// Realtà vs AI: da che parte ci poniamo?

[Quasi nessuna delle immagini in questo articolo è una FOTOGRAFIA]

 

Tempo fa, quasi per scherzo, postai uno status che recitava più o meno così: “Fino a qualche anno fa i videogames inseguivano il fotorealismo, adesso è la fotografia che insegue la computer-grafica”.

Voleva essere una semplice e concisa osservazione su come il mondo della post-produzione incontrollata avesse dirottato il media fotografico verso lidi di artificiosità inesplorata ma, nel giro di pochissimi mesi, la situazione è decisamente peggiorata. 


 



Gironzolando per il web, scorrendo le proprie home nei social, sta diventando impossibile discernere cosa sia una rappresentazione reale e cosa invece qualcosa di completamente artefatto. Non si tratta più di qualche ritocco alla pelle nei visi, qualche rimozione di elemento di disturbo in una composizione paesaggistica (disturbo di che poi? Per chi?) bensì di immagini create artificialmente da zero o quasi.

I moderni software di imaging basati su AI (concetto che ci hanno insegnato da decenni a temere in tutte le produzioni hollywodiane e che invece abbiamo accolto a braccia aperte) sono in grado di generare visi, paesaggi, situazioni completamente inesistenti basandosi su miliardi di dati ed informazioni raccolti ed elaborati ad hoc. Bastano due tratti di paint o una frase in text per ottenere un risultato strabiliante, impensabile fino a poco tempo fa.

 

Panorama generato immettendo del testo in un tool AI di Nvidia

 

un software Nvidia per la generazione di landscapes realisitici basato su AI - leggi qui

E' possibile anche ottenere visi di perfetti sconosciuti che non esistono con un realismo assoluto: è impossibile capire che ci si trovi dinanzi ad immagini 100% digitali se non viene espressamente dichiarato.

Il fatto che, come dicevo in apertura, negli ultimi anni un certo tipo di fotografia abbia giocato a convergere verso la perfezione visiva e la larga diffusione e richiesta di questo tipo di estetica a livello globale, rende ormai estremamente complicato comprendere se stiamo osservando una rappresentazione del reale, una sua realistica interpretazione o qualcosa che proprio non esiste. 

 


 



La questione, a mio avviso, non è da poco. L'introduzione di immagini generate al 100%, siano esse paesaggi, persone o situazioni toglie - di fatto - quel poco di realtà che ancora si era soliti attribuire alla visione di una immagine fotografica; il fatto che “un fondo di verità” (inteso come base di partenza dello scatto fotografico) fosse comunque presente era un fondamento che, in qualche modo, dava fiducia alla visione che veniva presentata. “Forse il cielo non era proprio così...” “forse ha qualche rughetta in più...” “forse non era proprio così deserto quel panorama...” erano considerazioni che in ogni caso lasciavano un legame, un collegamento, con la realtà rappresentata, con l'esistenza stessa di quel momento: c'era la certezza che qualcosa, nell'immagine era vero, era accaduto. 

 

Persone che NON esistono, generate da algoritmi di AI - prova qui


Modelle virtuali generate con AI: nessun contratto, nessun cachet


Con l'arrivo di questa nuova realtà completamente digitale (e maledettamente iper realistica) viene meno qualsiasi legame con il tempo e con lo spazio e quindi con la realtà, trasformando queste immagini in opere di pura fantasia generate da una intelligenza artificiale.
Non solo la fotografia ne esce sconfitta (e con essa tutti i fotografi), ma vengono poste solide basi per ridimensionare e sminuire anche il lavoro di tanti artisti che hanno da sempre fatto della loro “capacità di creare” l'asso nella manica. Quando si semplifica fino all'inverosimile quello che prima necessitava di molte competenze il risultato sarà sempre lo stesso: diminuzione del valore.
Quanto ci vorrà prima che le AI inizino a creare anche dei testi verosimili? (sempre che non sia già così: leggendo alcuni articoli pubblicati qua e la il dubbio che qualcosa si stia già muovendo è molto forte!)

 

Questo "dipinto" è stato generato da un sofware  partendo da sole indicazioni generiche

 

Allora, se vogliamo essere fotografi, se vogliamo utilizzare la realtà come materia prima del nostro racconto, iniziamo ad abbandonare, ed in fretta, qualsiasi forma di mistificazione dell'immagine. Teniamoci quel cavo e quel palo in mezzo al panorama, gestiamo al meglio le luci ma non alteriamo lineamenti e dettagli e manteniamo l'unicità di ognuno, ritorniamo a godere della situazioni senza idealizzarle.

I software saranno sempre più alla portata di tutti, precisi, efficaci ed economici. Investiamo in direzione opposta: torniamo ad essere documentatori, di persone, emozioni, spazi, territori. E diciamolo chiaro e forte, nelle nostre fotografie, alla fine dei nostri libri, dei nostri profetti “queste sono vere fotografie, non artefatte”. 

 


D'altronde il grande maestro Gianni Berengo Gardin è da tanto che appone questa dicitura alle sue stampe. Probabilmente noialtri siamo già in ritardo ma non è mai troppo tardi per iniziare.
A raccontar balle ci stanno già pensando i software, torniamo ad occuparci della realtà, raccontandola a modo nostro ma con onestà tecnologica

La questione è seria, coinvolge aspetti anche economici e tante categorie di lavoratori (diritti di autore, modelli, comparse...) e continuerò a parlarne perchè credo in quel che ho scelto di fare e credo che sia molto importante fare una adeguata comunicazione dei rischi e dei pericoli che la vita digitale porta con sè. Certe cose andrebbero instillate nei giovanissimi da subito, nella scuola tanto per iniziare, in modo da creare coscienze in grado di divincolarsi in questo strano mondo che stiamo costruiendo
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p.s la seconda immagine paesaggistica di paesaggio, dovrebbe essere una fotografia. O almeno così mi ha detto Google.

1 commento:

  1. Caro Ugo, il problema di fondo è che la fotografia - per molti, troppi - è rappresentata da foto singole, da condividere o "utilizzare". Tu che come me lavori per progetti sai bene che questa modalità è l'unica che permetta di intravvedere un futuro per la pratica fotografica, perché ci vogliono idee, non solo intelligenti (che potrebbero anche essere create da una AI) ma umane. L'ultima frontiera è la sensibilità, visto che l'abilità è già superata! Bell'articolo :-)

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