Passa il tempo, cambiano le esigenze. Dal mio ultimo post sull’uso delle funzionalità AI (o IA che dir si voglia) nel mio workflow fotografico è passato parecchio tempo e sento di dover aggiungere qualche nuova informazione. Camera Raw offre interessanti possibilità e potenti strumenti che, a mio parere, possono convivere con l’etica fotografica tradizionale o perlomeno quella che mi sono imposto di seguire. Oggi vi parlerò appunto di come l’espansione generativa di Camera Raw (e Lightoom) risulti essere un vero toccasana quando, ad esempio, non posso utilizzare il treppiede. Se vi state domandando il nesso tra questi due strumenti, continuate la lettura.
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| Lisa, 2026 - in questa fotografia ho utilizzato una funzione IA utilissima |
Da diverso tempo, come già spiegato in questo post, l’uso del cavalletto è diventato ormai un elemento fondamentale del mio modo di fotografare le persone, ma l’uso di tale strumento non è sempre possibile o confortevole. Può capitare infatti di non aver abbastanza spazio disponibile, di essere in una location in cui non ne è permesso l’uso o semplicemente non averlo con sé in determinate circostanze. Per approfondire questo argomento vi consiglio la lettura del link precedente.
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| Chiara, 2025 - Uno scatto finale della sessione |
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| L'inquadratura reale. parte de fondale è stata ampliata e ricostruita |
Scattando a mano libera, è molto più difficile mantenere una inquadratura precisa con costanza (ad esempio durante una sequenza o una serie) e il taglio involontario di qualche dettaglio è un rischio sempre in agguato: accorgersi di aver rovinato uno scatto per un errore millimetrico è a volte davvero frustrante ed è qui che, recentemente, l’ IA ha iniziato a darmi una grossa mano. Se in passato la funzionalità di “riempimento generativo” era funzionale solo con sfondi omogenei come accade nella fotografia in studio (ne parlavo qui https://ugofoto.blogspot.com/2024/05/io-e-la-ia-che-punto-sono.html ), con le ultime migliorie ed evoluzioni dell’algoritrmo è in grado di fare davvero cose “miracolose” in situazioni molto più complesse, riuscendo a “leggere” una scena e completare qualche pixel mancante in maniera molto credibile.
Tale tecnologia ha ovviamente parecchi margini di errore (si tratta pur sempre di pixel inventati sulla base del contenuto esistente nel file), pertanto è necessaria una attenta revisione e controllo da parte mia prima di rendere effettiva una modifica proposta dal software: per ogni azione generativa vengono infatti proposte 3 varianti o la possibilità di crearne ulteriori, sempre a gruppi di tre alla volta. Se al primo tentativo il risultato non è soddisfacente è sufficiente ritentare: in genere non occorre molto per trovare il completamento perfetto a colmare quei pochi, maledetti, mm mancanti.
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| Lisa, 2026 - Qui il gomito a dx era rimasto leggermente fuori dell'inqaudratura |
Perchè ritengo “utilizzabile” una tale funzione rispetto ad altre che invece ancora continuo a rinnegare? Credo che la comprensione di questo passaggio sia abbastanza semplice, ma approfondirò volentieri, perché argomento “core” del mio modo di fotografare. Un intervento di questo tipo non va, sostanzialmente, a modificare la realtà della fotografia: non ne modifica né il contenuto, né il messaggio né la sua esistenza, intesa come momento realmente esistito in uno spazio e in un tempo ben determinati. Se la punta della scarpa o un gomito restano fuori dal margine dell’inquadratura durante qualche scatto in una sequenza è semplicemente un errore che prima si poteva fixare con interventi più o meno complessi, ora risolvibile in un click! Inoltre, proprio per il modo in cui fotografo, ho sempre la possibilità di poter verificare, comparando l’immagine ottenuta con altri scatti, la coerenza del tutto sia dal punto di vista estetico che prospettico.
E’ la classica situazione dove, tra 10 foto sostanzialmente molto simili tra loro, ci si accorge che la migliore è leggermente compromessa proprio sul margine: non trovo incoerenze nel recuperarla correttamente utilizzando questo comodo strumento.
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| Una di queste 4 fotografie - la mia preferita - aveva un leggerissimo taglio della scarpa |
Anche la “rimozione oggetti” basata su IA ha fatto passi da giganti riuscendo ora a rimuovere perfettamente oggetti complessi in maniera convincente e in determinate circostanze, è davvero un alleato importante: anche in questo caso l’uso più comune è per porre rimedio a qualche piccolo dettaglio fuori controllo. L’uso di questo strumento lo dedico però a quelle immagini che non necessitano di un valore di documentazione bensì “storytelling” o interpretazione artistica, al pari di altri strumenti di sviluppo digitale che utilizzo manualmente nella realizzazione di questo tipo di foto. Generalmente, anche in questi casi, è sempre l'assenza del treppiede che permette l'intrusione incontrollata di qualche elemento di disturbo di troppo che, in questo modo viene risolta molto facilmente. Ecco due esempi.
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| Lo scatto originale presentava un elemento superfluo e troppo invadente |
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Noemi e Giorgio, 2025
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| La presenza dello smartwatch, di per sè non particolarmente disturbante, contestualizzava però troppo lo scatto |
In conclusione quindi, quando opportuni, questi strumenti sono davvero molto utili - oserei dire eccezionali - a patto di non abusarne e di utilizzarli con una certa logica, seguendo una propra filosofia fotografica.
In foto:
Lisa Ferrigni - Chiara Cantoni - Noemi Bellifemine e Giorgio Perchiazzi
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Molto interessante, grazie
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