// The Story So Far... Pt.2

The Canon Era

Mi ero dimenticato di dirvelo ma, in realtà, il mio approccio con la fotografia a livello proprio turistico era avvenuto qualche anno prima. Avevo appena conosciuto la mia attuale moglie e volevo prendere una buona macchina fotografica per quando si andasse da qualche parte (il classico utente medio che fa le foto della domenica). Ironia della sorte mi feci consigliare da un fotografo (molto bene tra l'altro) e presi una Minolta, una bridge da 3 megapixel con uno zoom ottico 8x che ai tempi era magia.
Non la pagai poco, ma ancor oggi regala dei file molto molto belli. Non ce l'ho più, l'ho regalata qualche anno fa ad una amica che credo ne stia facendo buon uso. :)

Una delle mie primissime foto in assoluto. Ero uscito da solo, e ricordo anche che pranzai,
 da buon turista, alla taverna del castello :) Eos 350D e 18-55


Ma torniamo a noi. Reflex presa, mi sentivo come un pesce fuor d'acqua. Presa la compact flash (extreme!!!) e una borsina mi sentivo pronto ad esplorare il mondo. 
Il primo impatto con le nuove foto fu deludente, scialbe e poco contrastate. Per fortuna mi resi conto che la colpa era mia, che non sapevo ancora cosa avessi tra le mani. Nel giro di poco acquistati uno zoom Tamron 70-300 (quello proprio base) e capii che usare un 300 a meno libera non era proprio semplice... ci misi un bel pò prima di iniziare a farmi la mano ed avere foto che non sembrassero scattate durante un terremoto!! 
Poi feci un altro grosso investimento, un 18-200. Col senno di poi feci una cavolata, lo pagai parecchio e non ci misi molto a capire che non era poi un granchè, ma mi fu comodo per diverso tempo, soprattutto fino a quando non costruii una mia identità fotografica più definita. La Eos 350D venne velocemente affiancata da una fantastica 30D. Più grande, più veloce, più bella. Ero al settimo cielo. Volevo due corpi macchina, non chiedetemi il perchè visto che al massimo stavo facendo qualche foto turistiche o a qualche amica/a. Infatti la Eos 30D rimase presto l'unica protagonista.
Col senno di poi, devo ammettere che fu una delle mosse migliori che feci. La 350D era troppo piccola e scomoda per le mie manone (per chi non lo sapesse sono alto quasi 2 metri). La 30D completava la mia figura molto meglio. 
E il mio modo di fotografare migliorò. La tenevo meglio, la sentivo mia. A parte la Sony A58 (che è la macchina di emergenza) non avrò mai più una macchina di livello inferiore, da quel momento.

Se non ero fuori a fotografare (e vi assicuro che ho fatto mesi a girare tutte le mattine le campagne e le colline di Parma) ero a casa a leggere o scrivere su qualche forum. Ero inebriato e assetato di sapere, ma contemporaneamente era iniziato il vortice dell'acquisto compulsivo: mi sentivo sempre incompleto, volevo sempre un gadget nuovo, una lente migliore. I progressi arrivavano e questo mi spingeva a proseguire. Paesaggio, natura, stavo facendo un pò di tutto, ma pian piano mi rendevo conto che alcuni generi fotografici erano fuori portata per le mie tasche ed attrezzatura e così l'esplorazione continuò fino a quando, pian piano, non iniziai a trovare interessante e stimolante fotografare delle persone.

Macugnaga. La prima uscita importante con la EOS 30D (e il 18-200 Tamron :))  )


Erano anni in cui la fotografia digitale di livello alto, chiamiamola così, stava esplodendo, ma non eravamo ancora ai livelli attuali di "status symbol" tra i quattordicenni e di conseguenza vedere qualcuno con una macchina "importante" al collo lo faceva identificare come "fotografo". 
Sfruttando qualche conoscenza locale in quotidiani e testate mi occupai di qualche piccolo evento sportivo e mi accorsi che vedere scritto "foto di ....." faceva tremendamente figo. D'altronde fino a pochi mesi prima ero immerso nel mondo dell'editoria digitale per via della mia passione informatica e quindi avevo trovato forse il modo di continuare a collaborare con l'editoria ma senza scrivere una parola. Erano le immagini che dovevano parlare per me.




Una manifestazione sportiva cui entrai come "collaboratore" del giornale. L'ultima volta che usai il 70-300 Tamron, che se la cavò, comunque, egregiamente.


Era tuttavia nata l'esigenza intrinseca di migliorare il parco ottiche. Identificato come "fotografo" dove andavo dovevo essere all'altezza del "titolo" che portavo. E arrivò il primo obiettivo professionale, a sostituire il povero Tamron 70-300 che durante una manifestazione sportiva aveva mostrato tutti i suoi limiti seppur con estrema dignità. Il 70-200 L f/4.

Con l'arrivo di questa "qualità" foto e stima presero una impennata. E contemporaneamente anche la qualità della foto, che continuavano a circolare cresceva. Cominciavo a pensare alla fotografia in maniera più seria ed organizzata, come se fosse qualcosa di più di un semplice hobby domenicale. Un hobby full time diciamo!
La voglia di sperimentare con soggetti umani aumentò: stava iniziando il periodo della ritrattistica e della ricerca di soggetti per i miei esperimenti fotografici, da cui sarebbero nate le foto che mi avrebbero dato lo slancio definitivo verso una visione più seria della fotografia.

E finalmente iniziai a capire anche l'utilità del 50mm 1,8 che avevo comprato (sempre su consiglio di qualche forum) ma che non avevo ancora avuto modo di poter apprezzare.

(to be continue)

2 commenti:

  1. Oramai mi sono rifornito di bibite e pop-corn: vai avanti quanto vuoi che mi garba :)

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  2. tranquillo... ce n'è da raccontare ahah

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