// Essere professionali

Essere professionali. Una affermazione con mille sfaccettature spesso errate.
Non è la prima volta che tratto questo argomento, ma fatti dell'ultima ora che mi hanno toccato abbastanza da vicino anche se non direttamente mi hanno portato a riflettere ancora su questo argomento.


La professionalità, fondamentalmente, non è qualcosa che puoi comprare, o improvvisare. Non basta presentarsi belli come il sole, sorridenti e disponibili per essere professionali. La professionalità, ossia quell' insieme di comportamenti, strategie, accortezze volte alla soddisfazione delle esigenze del proprio cliente nel rispetto di un etica lavorativa (mmm, mi piace come descrizione), non è una cosa che puoi imparare su un manuale come una serie di azioni di Photoshop, e non è neanche vero che è qualcosa che si impara su un campo lavorativo specifico. 
La professionalità è interazione con altre persone, indipendentemente dal fatto che in quel momento siano tuoi clienti o meno (lo potrebbero diventare 5 minuti dopo), bensì un modo di porsi al prossimo eticamente e lavorativamente corretto.


Mi sento ripetere, da anni, da molte ragazze che sono stato molto professionale, e questa cosa mi ha sempre fatto molto sorridere: il solo fatto di non aver fatto "avanche" (spero si scriva così) o strane proposte fotografiche mi ha marcato come "professionale" (evidentemente la media non è così educata). 
Spesso si scambia la professionalità con la qualità della attrezzatura utilizzata che, di riflesso, vorrebbe dire che chi ha più soldi e più professionale (!!).
Altre volte con il fatto che il lavoro venga eseguito bene cosa che invece da sola non basta a stabilire la professionalità di un professionista.

Ma cosa è successo? il classico furto di clienti da parte di qualcuno ai danni di qualcun altro. Non vi sto a raccontare tutta la storia, ma sta di fatto che chi era stato chiamato a condividere un lavoro ha estromesso la persona che se l'era procurato e se lo è aggiudicato ad un prezzo, tra l'altro, ben più alto dei suoi normali standard. Ecco, questa è l'annullamento della professionalità. E' totale mancanza di etica lavorativa, non rispetto per i tuoi colleghi-competitors (la guerra dei mercato la si combatte con la domanda-offerta e con i servizi che si offrono, non con il furto e l'inganno), e mancanza di rispetto anche verso se stessi. E' totale mancanza di professionalità.
Sciocchi, sicuramente, anche i clienti che pur a conoscenza dei fatti hanno preferito lavarsene le mani: spero per loro che non rimpiangano la scelta fatta, tra l'altro neanche direttamente.
Chi mette "l'accaparrarsi un lavoro", il "prendere il cliente" davanti a tutto e con qualsiasi mezzo non avrà alcuno scrupolo anche in seguito nella gestione dello stesso. Perchè se inizialmente il primo passo è questo, il secondo è "guadagnare il più possibile ad ogni costo". Se si ha in mente la soddisfazione del cliente (atteggiamento professionale) tutta l'impostazione del lavoro è orientata in questo senso. Gestione di problematiche extra, richieste non previste: non ci sono paletti inamovibili, non ci sono situazioni di scontro ci sono situazioni e soluzioni da affrontare serenamente, nel rispetto del proprio lavoro, del proprio tempo, dei propri costi e della richiesta stessa.

Sia chiaro, il fine ultimo di tutti i lavoratori è guadagnare. Non si fa beneficenza, non si lavora per la gloria. Ma si può inseguire lo stesso risultato con mentalità diverse.
A volte avere cura dei propri clienti, significa anche sapersi mettere in disparte e lasciar fare a qualcun altro più capace di noi. In una mondo lavorativo eticamente corretto (come quasi sempre è all'estero ad esempio) questo accade. Lasciare un buon ricordo di sè a volte è utile allo stesso modo, se non di più, che lasciare un cliente con un buon lavoro ma non pienamente soddisfatto del lato umano.
Se mi viene richiesto un genere o un servizio che non sono in grado di offrire allo stesso livello del mio repertorio, consiglio soluzioni alternative, aspettandomi che questo accada anche nei miei confronti al momento opportuno (e accade... se ci lavora con persone "professionali", accade).
Il cliente che sa riconoscere il valore della professionalità apprezza più un approccio del genere che un "tranquillo, io sono il meglio in tutto, lascia fare a me". 

La professionalità è, in sintesi, un valore universale. La si acquista in egual maniera in qualsiasi ambito lavorativo e lo si può riversare in altri completamente differenti. Se un venditore ha sviluppato negli anni un certo approccio e tipo di gestione vincente della propria clientela saprà utilizzare quel bagaglio in qualsiasi altro ambito lavorativo.
Non è una competenza specifica, è un modo di intendere il mondo del lavoro e la società ed è strettamente legato al tipo di personalità e carattere dell'individuo. Proprio per questo motivo è qualcosa che purtroppo in molti casi, nonostante gli sforzi e i risultati pratici ottenuti dal punto di vista lavorativo, non si raggiunge mai, nonostante si cerchi in tutti i modi di vendersi come persone molto "professionali" con anni ed anni di esperienza nel settore.

1 commento:

  1. Purtroppo è così in ogni professione. I rapporti umani sono sempre più pensati con finalità utilitaria, di profitto. Il sorriso è dato per farti abbassare la guardia, la stretta di mano è modellata sul corso di pseudo-psicologia che ti ha fatto il tuo capo vendite... e la shooting è concepito come masturbazione professionale da gente che sfrutta un mestiere/hobby per compensare le proprie incapacità relazionali.
    Quello che hai descritto a me è capitato diverse volte (da vittima purtroppo), ma almeno ha depurato un po' le troppo folte "amicizie".

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