// Professionisti professionali

Questo post somiglierà più a uno scioglilingua (o probabilmente, per qualcuno, ad un delirio) che altro ma è un sassolino che da sempre vorrei togliermi dalla scarpa: il fastidio che provo nel leggere certi accostamenti o sui impropri di termini è quasi urticante, soprattutto quando a farlo sono colleghi o addetti ai lavori. Ho deciso di scrivere qualcosa in proposito. 

 

 



La fatidica “goccia” è stata un recente post pubblicato dall’organizzazione di un contest fotografico nazionale in cui si dichiarava che la partecipazione era aperta a “fotografi professionisti e amatoriali”. Un brivido mi ha percorso tutta la schiena.
Già così, suona malissimo - proprio foneticamente parlando - ma in realtà c’è molto di più che non funziona in questo accostamento.
L’errore è che non viene usato il termine “amatori” bensì “amatoriali”. Sono certo che a tantissimi questa frase suonerà normalissima; in me scatena un irrefrenabile fastidio sia concettuale che linguistico. E l’effetto è ancora peggiore quando, scorrendo tra i profili di altri fotografi, scopro che questa equivalenza di termini è molto comune, con tanti che si auto-definiscono fotografi professionali per indicare invece il fatto di essere professionisti.
Ho quindi deciso di esternare questo particolare “fastidio” in questo strano post odierno. 

Vado con ordine. Se mi voglio riferire ad un soggetto-fotografo, allora è corretto utilizzare le parole professionista o amatore, per indicare il suo rapporto con l’arte fotografica. Questi sono i due termini corretti da utilizzare se vogliamo indicare qualcuno dedito alla fotografia per professione o semplicemente per passione. Gli aggettivi corrispettivi che ne derivano, professionale e amatoriale, non sono invece direttamente connessi all’inquadramento lavorativo ma piuttosto alle modalità con cui si opera, al come insomma.
Un concorso aperto solo a fotografi professionali potrebbe quindi essere un pò fuorviante come indicazione perchè indicherebbe che requisito per la partecipazione è presentare immagini realizzate in maniera professionale, senza implicare direttamente il fatto di essere professionisti mentre (probabilmente) l’intento sarebbe quello di escludere la partecipazione ai non professionisti. Allo stesso modo, un concorso di fotografia amatoriale risulterebbe allo stesso modo poco chiaro, perché non escluderebbe a priori un progetto “amatoriale” realizzato da un professionista. Sottigliezze? Forse, ma se esistono una moltitudine di sfumature nella nostra lingua credo sia anche importante riconoscerle. 


 

qualche esempio



Poichè il termine “professionale” raccoglie in sé il concetto di comportarsi come un professionista, questo ha sviluppato una accezione lusinghiera. Definire qualcuno “professionale”, insomma, è un complimento che si utilizza quando si resta positivamente colpiti dal “modus operandi” di qualcuno da cui, inizialmente, non ci si aspetta tale condizione. Significa essere stati assimilati nei modi di agire e di porsi a chi fa qualcosa per mestiere, pur facendolo solo per diletto.
Pertanto, dare del “professionale” ad un fotografo amatore è proprio un bel complimento. “Sei stato molto professionale” (= pur non essendo un professionista ti sei comportato in modo da sembrarlo).
Diversamente, quando un professionista viene definito professionale, significa che il suo porsi nei confronti del cliente ha rispettato tutte le aspettative di serierà, metodo etc che ci si aspetterebbe da qualcuno che ha svolge un compito per lavoro, nel massimo rispetto di tutti gli aspetti operativi. Non è un riferimento alla bravura o ad un risultato ma, semplicemente, all’esperienza vissuta, all’accoglienza, all’interazione etc.
In entrambi i casi, l’essere definiti professionali (o meno) è un giudizio che arriva esternamente, da chi ha provato un servizio ed esprime il proprio parere in merito.


Ma cosa succede se un f. professionista invece di definirsi tale [professionista] si identifica come f. professionale? Cioè se da soli ci autoproclama tali? “Sono un fotografo professionale (?!??!)”. Essere “professionale” può essere un attributo sia per un professionista che per un amatore ma se in entrambi i casi a stabilirlo (si comporta professionalmente) dovrebbe essere qualcun altro; non suona benissimo (per nulla) auto-proclamarsi tali.
Se invece si vuole indicare che si è fotografi di mestiere, allora è “professionista” il termine giusto. Scrivere nella propria bio o presentazione fotografo professionale è abbastanza aberrante, insomma!

Ho isolato alcuni casi in cui ho visto usare questi termini più o meno correttamente.

1) fotografo (professionista) che si auto-definisce professionale: suona come “sono un professionista professionale” (?).
2) fotografo (amatore) che si auto-definisce professionale ( suona un po' alla “chi si vanta da solo….”)
3) fotografo professionista che viene indicato come non professionale (questo è un po' un grosso problema mi sa…)
4) fotografo amatore che viene definito professionale: è la combinazione più potente e che ha maggior senso, ed è sicuramente un bel complimento (se fatto da altri)

Professionale, insomma, è un termine che, se legato al concetto di amatore è molto positivo mentre se posto vicino al concetto di professionista assume varie sfumature che vanno dall’ovvio al rassicurante sebbene, in quanto tale, un professionista non dovrebbe aver bisogno di tale appellativo: rivolgersi ad un professionista per avere un risultato professionale dovrebbe essere naturale, una conseguenza diretta della scelta di affidarsi a chi svolge un mestiere per lavoro, ed è un po' strano doverlo sottolineare.



Molto intrecciato come concetto, lo so. Ma ogni volta che leggo questi accoppiamenti, tutto questo ragionamento esplode nella mia testa e oggi avevo voglia di condividerlo :)

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