// At the Gates | Ultimo Atto

Esistono vari tipo di dischi di addio. Ad inizio anno i Megadeth hanno dichiarato la fine della loro carriera con quello che sembrerebbe essere il loro album finale ma, tutto sommato, rappresenta solo una scelta “politica” da parte del loro mastermind che probabilmente di dedicherà ad altro o sta semplicemente creando le basi per un futuro comeback e reunion come tanto piace fare adesso. 

At the Gates - the Ghost of a Future Dead, 2026 Century Media

 



Il caso di The Ghost of a Future Dead è completamente diverso, in quanto testamento postumo di uno dei più seminali gruppi estremi ancora attivi. Loro la reunion l’avevano già fatta diversi anni fa e il proprio percorso, per quanto forse al di sotto dello standard imposti dagli iniziali lavori, era proceduto senza intoppi con un crescendo di uscite di buona/ottima qualità.

Purtroppo però per gli At the Gates non c’è possibilità di appello o né speranza di un diverso decorso perché questo sarà davvero il loro testamento musicale. La scomparsa, a settembre dello scorso anno, del loro vocalist, uomo simbolo non solo di questo, ma di un'intera scuola di fare screaming, non lascia speranze sul fatto che gli At the Gates (per come li abbiamo conosciuti ed amati fin ora) possano tornare. Una situazione davvero deprimente, soprattutto per i fan di vecchia data, come me, cresciuti con quel sound, quella travolgente energia che cambiò il metal estremo europeo anni 90. 

 

At the Gates, la formazione di The Ghost of a Future Dead


Per fortuna – almeno questo – l’album con cui i nostri salutano le scene, lo fa nella maniera migliore immaginabile, fermando le lancette a fine millennio e andando a ripescare il meglio della loro forma. Lo dico con molta tranquillità: The Ghost of a Future Dead sarà probabilmente il disco più importante dell’anno, e forse del lustro e non solo per il valore simbolico che rappresenta. Nessun dubbio in proposito, è un maledetto capolavoro, una masterclass sonora di violenza sonora di quello stile creato, perpetuato e reso immortale da Tampa e soci nonché seguito ideale di quello Slaughter of the Soul che ancora primeggia a 30 anni dall’uscita nelle preferenze di qualsiasi metal fan degno di tale nome.
Composizioni snelle, veloci, dirette; chitarre che triturano e cantato lacerante come solo lui sapeva fare: gli At the Gates sono al massimo della forma ed ispirazione ed il melodic death nel proprio stato di grazia.

Tristezza, tanta, durante l’ascolto in loop di questa nuova pietra miliare ma anche la consapevolezza che nulla è andato perso e nulla sarà dimenticato perché inciso in maniera indelebile nella storia del metal e della musica. E senza indugio, direi la gara per il disco dell’anno 2026, almeno per me, si è conclusa anzitempo con buona pace di tutte le prossime uscite, qualsiasi esse saranno, che mai potranno anche solo avvicinarsi al valore che The Ghost of a Future Dead, l'ultimo disco con Tomas "Tompa" Lindberg, simbolo di un era che finisce ma che vivrà per sempre.

R.I.P. Thomas, e grazie di tutto.



Formazione:

Voce: Tomas Lindberg 
Chitarra: Anders Björler 
Chitarra: Martin Larsson
Basso: Jonas Björler
Batteria: Adrian Erlandsson


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