// Progetto - Io Che Guardo Cose

Non è la prima volta che ospito un autore o un progetto esterno sul mio blog, ma questa volta, quello che vi mostro, è molto particolare perchè è completamente e assolutamente anonimo. 
Pur essendo l'autrice presente in ogni singolo scatto riesce a rendersi invisibile  lasciando il suo posto allo guardo dell'osservatore



Ho deciso quindi di farle alcune domande sul suo interessante progetto.


1 - Ciao :)  Il tuo progetto mi è piaciuto fin dai primi passi e sono contento che lo hai portato avanti con costanza. È ancora in essere o si è fermato?


Io Che Guardo Cose è un progetto in divenire, una sorta di diario di bordo che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe durare a lungo. Se riuscirò nell’impresa, fra un po’ di tempo avrò a disposizione una mappa dettagliata di ciò che negli anni ha colpito la mia immaginazione e condizionato il mio sguardo sul mondo. Se è vero che siamo il risultato delle nostre esperienze, le mie, di sicuro, passano soprattutto attraverso gli occhi.

2 - In un marasma di fotografie senza senso, in cui l'unica che sembra essere diventata importante è l'attribuzione del click ad un nome, tu percorri una strada completamente differente, lasci che siano le emozioni e le sensazioni a parlare. Poni domande, non dai risposte. Mi racconti come è nata l'idea iniziale e se si è evoluta o meno nel tempo?




Io Che Guardo Cose è nato praticamente per caso. Nel giugno del 2016 ho ritrovato nella galleria del cellulare una serie di foto che mi aveva fatto il mio fidanzato mentre ero di spalle e impegnata a guardare qualcosa. Mossa da un’intuizione e senza sapere bene quello che volevo ottenere, ho deciso di raccoglierle su un profilo Instagram e mi sono subito resa conto che, per il solo fatto di averle messe insieme, le avevo caricate di un significato imprevisto. Dalla pubblicazione della prima immagine, il progetto si è evoluto in maniera spontanea: quello che all’inizio sembrava essere un semplice account di viaggio, si è subito allargato al mondo dell’arte. Quando ho aperto anche il blog, ho sentito la necessità di aggiungere una sezione specifica per i musei e un’altra per le opere d’arte in cui i soggetti ritratti sono stati ripresi di spalle.


3 - C'è un fortissimo senso di immedesimazione per chi guarda osserva la “te” che osserva, d'altronde questo tipo di inquadratura è una delle più utilizzate anche nei videogames di esplorazione in 3d (Tomb Raider, ti dice niente? La sensazione che ho avuto fin dai primi scatti del progetto è proprio quello di una novella Lara Croft alle prese con la scoperta del suo mondo. Nonostante questo, sembri scomparire nell'immagine, lasciando spazio all' osservatore, che, anzi, prende il tuo posto in prima fila. A questo proposito mi interessa sapere se la “regia” è improvvisata o attentamente ponderata. Autoscatti o c'è lo zampino di un aiutante? E nel secondo caso, lasci a lui la decisione sull'inquadratura o decidi tutto con meticolosa attenzione?


La maggior parte delle foto sono state scattate dal mio fidanzato. Dato che mi fido di lui, gli lascio sempre molta libertà d’azione e preferisco intervenire il meno possibile. Mi piace che l’immagine rifletta la spontaneità del momento e che, senza troppi artifici, restituisca l’emozione che ho provato davanti a quel paesaggio o di fronte a quell’opera d’arte. Pur essendo presente nell’immagine, non sono io la protagonista: nel mio piccolo, girandomi di spalle, cerco di riportare l’attenzione sul mondo che mi circonda. Io Che Guardo Cose, in questo senso, è decisamente “Anti-Selfie”. 



4 - Hai mai pensato di espandere il progetto con una pubblicazione cartacea?

In effetti sì, mi piacerebbe molto. Inoltre vorrei selezionare una serie di immagini anche per organizzare una mostra. Mi immagino una parete piena di tante piccole foto dentro cui tante piccole me, con il loro sguardo curioso, indicano allo spettatore cosa c’è di bello da vedere.
5 - Raccontami i tre scatti in cui hai vissuto le emozioni più forti mentre guardavi cose?







La scelta è ardua, però, se proprio devo selezionare tre immagini, mi sento di dire la 29, la 67 e la 161. La prima è stata scattata al Museo Guatelli vicino a Parma, un luogo incredibile in cui sono raccolti migliaia di oggetti inutili che Ettore Guatelli, con le sue composizioni di grande impatto, è riuscito a trasformare in opere d’arte; la seconda a Poggioreale Vecchio, un paese semidistrutto in provincia di Trapani che è stato abbandonato dopo il terremoto del ’68 e in cui si respira un’atmosfera simile a quella del libro “La Strada” di Cormac McCarthy; la terza a Ground Zero, New York, di fronte alle fotografie delle vittime dell’attentato alle Torri Gemelle, ai peluches lasciati in dono dai passanti e ai mille foglietti su cui era ripetuta la frase “Amplify love, dissipate hate” che non riuscirò a levarmi dalla testa neanche fra un centinaio di anni.


6 - Se e quando concluderai il progetto, rivelerai il tuo volto?

Credo di no, non sarebbe coerente. Se mi dovesse venire la tentazione, cercherò di resistere con tutte le mie forze. Alla fine, chi sono o cosa faccio, non è per niente importante.





7- Ultima domanda. È azzardato dire che continui a guardare cose fuori di te, ma probabilmente stai solo cercando di vedere meglio dentro di te?
No, anzi, è un’affermazione molto sensata. Guardare il mondo e capire come mai un dipinto, un paesaggio o una situazione attira la mia attenzione, mi permette di capire chi sono. Ogni fotografia scattata, riflette una parte di me che non sempre viene alla luce. Per dirla come Ermete Trismegisto: “Come dentro – così fuori, come fuori – così dentro...”



Io Che Guardo Cose è un progetto estremamente interessante, ricco di spunti e perchè no, posti da vedere e conoscere. E' un viaggio interessante che si può continuare a questo link

3 commenti:

  1. Molto molto interessante.
    In questo mondo dove vogliamo tutti metterci in mostra, una persona che lo fa non facendolo...
    Ciao ciao
    Max

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  2. Davvero un ottimo progetto e davvero interessante. Sta venendo davvero molto bene! Complimenti Carlotta!

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