// Siamo più Vivian o Matt?

L'altro giorno ho avuto uno scambio di "opinioni" (ok, diciamo che io ho risposto e poi ho ignorato il resto della discussione, tanto non se ne cavava un ragno dal buco) con un tizio, abbastanza intransigente nei confronti della attuale popolarità della fotografia di strada, dei concorsi, e del lato commerciale che tutto questo sta generando.





Il punto è che è essere duri e puri è ormai praticamente impossibile, oltre che senza alcuna utilità. Inutile fare i puristi, quelli "io scatto solo per me stesso" "non mi interessa la fama e i soldi" se poi c'è sito internet, 10 profili social foto condivise ovunque e commenti sotto personaggi noti volti proprio a farsi vedere. 



Anche se qualcuno non è d'accordo, tutto questo è business. Perchè business non è solo ricevere del denaro in cambio di qualcosa. Business è anche vendere la propria immagine, acquisire contatti utili, importanti che, prima o poi, faranno il loro dovere. 


Allora, o ci comportiamo come Vivian Maier, scattiamo per noi, ma davvero solo per noni, stampiamo e archiviamo le nostre foto in casa nostra, oppure è un pò inutile definirsi fuori dai giochi per poi lamentarsi dell'esito di alcuni concorsi (cui probabilmente si è partecipato) o denigrare il successo altrui solo perchè ci risulta incomprensibile. 

E' business cercare consensi; lo è cercare estimatori, siti che ospitino una tua intervista, che accettino una tua foto superando uno sbarramento editoriale etc etc. 

Matt Stuart è il nuovo pupillo di Magnum Photo, fresco fresco di nomina ed è un grandissimo fotografo, allo stesso modo di come (segretamente) lo è stata Vivian ma lo è in maniera completamente diversa. 

Il primo ha, ormai, una grandissima attenzione mediatica addosso: la nomina, l'entrata nella agenzia, la qualità del suo lavoro hanno generato un fortissimo interesse e un seguito vastissimo. La seconda ha vissuto nel più totale anonimato per tutta la vita. 
Se non fossimo alla ricerca di apprezzamenti e sapessimo vivere in pace con noi stessi e la nostra stessa visione fotografia non avremmo bisogno di mostrar nulla a nessuno. 
Tutti vorremmo essere dei Matt Stuart in vita, pochi saprebbero essere novelli Vivian, invece.

Non è cinicità o tradimento ammettere che la fotografia è un business per tutti quelli che la praticano e condividono continuamente. Davvero non ci piacerebbe esser notati e ricevere una bella email o telefonata che ci annunci che siamo stati notati, apprezzati ed invitati a guadagnare fama e gloria con i nostri scatti?


Fa parte del business avere contatti, sempre più contatti, condivisioni, interazioni. Fa parte del business partecipare a concorsi per accrescere la propria quotazione e aumentare il giro di cui sopra. Il fine ultimo è sempre quello di ottenere di più. 

Per alcuni la ricchezza non di tipo economico ma di di tipo celebrativo: non è importante, anche quella ha un valore.
Poter viaggiare. Poter raccontare storie diverse dall'ordinario. Potersi dedicare anima e corpo a progetti sempre più interessanti. Tutto questo migliora la nostra fotografia ma allo stesso tempo necessita di tempo, denaro. Puntare quindi ad accrescere la propria "posizione" può derivare anche da una precisa volontà di salire i ranghi, senza un reale riscontro sul conto corrente. 
In tutti i casi si tratta di "business". Inutile negarlo e inutile fare gli integralisti. Essere Vivian, oggi, è davvero difficile

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