// La Cavalleria Dimenticata

Credo che la Fotografia, intesa proprio come fenomeno di massa, abbia da sempre avuto forti ripercussioni anche sulla vita sociale e comportamentale delle persone. Se oggi è un frenetico "cliccare" e scattare a qualsiasi cosa senza quasi neanche domandarsi il perchè (con le conseguenze comportamentali che conosciamo benissimo fa facciamo finta che riguardino solo gli altri), una volta non era così.




Ricordo con estrema chiarezza la mano di mio padre che mi si parava a mò di "alt" mentre si passeggiava e si incontrava qualcuno che - adesso diremmo goffamente - armeggiava con la sua macchina fotografica per catturare un momento importante. Il rispetto per quel "momento" è una delle cose che maggiormente è andata persa negli ultimi anni. La velocità con cui si elabora il bisogno di catturare una foto e il tempo stesso per realizzarla sono diventati estremamente più rapidi, cosa che sicuramente ha tolto fascino all'atto stesso del fotografare rispetto al passato. 

Si considera il fotografare un diritto acquisito di tutti e allo stesso tempo non se ne ha più il rispetto altrui (tanto se ne può fare una altra immediatamente dopo). Ma la concezione di quello che era giusto fare e non era legata quindi solo ad un fattore economico (il costo della pellicola e il numero limitato di pose) o c'era qualcosa di più sotto che adesso è andato perso?

Non saprei dirlo ma, l'altro giorno, gironzolando per Matera mi sono imbattuto spesso in turisti intenti a fotografare qualcosa e puntualmente ho sentito il bisogno di lasciar loro quel momento fermandomi fuori dell'inquadratura e attendendo che avessero concluso. Non per una questione di costi o altro, semplicemente perchè non avevo alcun diritto di interrompere la loro "visione", il loro momento. 

Spesso fotografo cose e situazioni che oggettivamente per il 99% delle persone sembrano inutili, superflue, da non fotografare. Eppure per me hanno un valore simbolico, compositivo che non pretendo sia capito da ignari passanti, ma almeno rispettato nel momento dello scatto. 
Trovo sempre molto piacevole quando, rilasciata la macchina fotografica, noto che qualcuno si è fermato per darmi la possibilità di compiere il mio gesto senza interrompermi. E' un atto di cavalleria che in molti hanno dimenticato ma che nasconde un profondo senso di rispetto e attenzione verso il prossimo.

Proprio per il fatto che non sussiste più il timore del "non facciamo sprecare una posa rovinando l'inquadratura" questo momento di rispetto altrui vale ancor di più nel mondo moderno ove tutti asseriscono di essere di corsa, di non aver tempo da perdere etc. etc.
E invece non è raro che da uno scambio di sorrisi di ringraziamento reciproco non ci esca anche qualche chiacchiera, con qualche perfetto sconosciuto, che ancora reputo una delle esperienze più interessanti che la vita in generale possa regalarci.

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