// Leica Q. Un amore possibile?

Il mondo del web e dei social è molto vario e ricco di informazioni, spesso a tal punto che certe ottime cose passano inosservata. E' stato proprio un caso che mi sia imbattuto e abbia potuto occupare l'ultimo posto disponibile per un mini-workshop organizzato da Foto Dotti Modena e Leica Akademie.





L'dea di base era quella di andare a conoscere di persona Stefano Mirabella, il docente della giornata, ma un pò di curiosità verso il marchio tedesco per eccellenza, non posso nasconderlo, c'era eccome. Quando mi sono ritrovato per strarda con una Leica Q tra le mani, ho iniziato a capire che cosa sia questo maledetto feeling, questa sensazione, questa qualità i cui parlano gli integralisti del marchio (quelli che lo usano, non quelli che lo collezionano e basta).

La Leica Q unisce 3 anime completamente differenti, tra cui una inedita per il marchio del pallino rosso: autofocus, manual focus e iperfocale. 3 modi completamente diversi di approcciarsi alla fotografia di strada, 3 modi completamente diversi di usare la fotocamera.



Cuore dello strumento è uno strepitoso obbiettivo 28mm f1/7 e un sensore Full Frame da 24 megapixel; insieme restituiscono immagine super dettagliate, uno sfuocato pazzesco e una possibilità di crop davvero elevata (lo dico ora e non lo dico più, la qualità di immagine è impressionante).



Questi sono gli unici dati tecnici che vi snocciolerò. 

Il punto della questione è il feeling con l'attrezzo, la sensazione di avere tra le mani un oggetto di qualità senza che questo risulti eccessivamente ingombrante.
Lo scatto è inudibile, come da tradizione. Pur non essendo una telemetro vera, la Q mantiene tutta la filosofia di scatto delle sorelle della serie M.

Il 28mm è largo, larghissimo. Ad un primo impatto ho pensato che fosse assurdo pensare di fare street con una ottica del genere... come è possibile raccontare dei dettagli con una ottica grandangolare? A volte mi sento già largo con il 35mm, figuriamoci con il 28. Ed infatti non è certo una macchina che si può domare in poche ore, la Q. Se per il 35mm ci ho messo diversi mesi (iniziando con la Fuji X100, ricordate?)  con la Q penso che il percorso di feeeling sia ancora maggiore... ma che soddisfazione però!!



Il 35mm ti spinge ad avvicinarti, ma ti lascia la libertà del racconto a distanza "normale", il 28mm ti costringe a buttarti dentro, ad avvicinarti ancora, e ancora di più e nello stesso tempo fà sì che bisogni tener conto di parecchi altri elementi che entrano nella scena. 
Le immagini che ne escono sono completamente diverse da quelle solite, sono più ricche, più vive, più complesse.





E' uno strumento fantastico, la Leica Q.
Ne sono rimasto stregato.

Meglio che mi passi alla svelta, eheh. Queste giornate touch & try funzionano fin troppo bene.


P.s. abbiamo scattato, per comodità didattica, direttamente in jpeg: qualità eccezionale.


Ringraziamenti:


Foto Dotti Modena  http://www.fotodotti.it


Stefano Mirabella  http://stefanomirabella.com

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