// The Story So Far... pt.5

La formazione di una identità più precisa.

Man mano che le cose andavano avanti si stavano innescando una serie di situazioni più o meno controllabili che avrebbero avuto sicuramente conseguenze future.

Quando fai qualcosa e la mostri pubblicamente otterrai sempre il seguente risultato: a qualcuno piacerai e starai simpatico, a qualcun altro no. E' così in tutti i campi, figuriamoci in un campo come la fotografia in cui ci si deve anche dare un pò l'aria del "io sono meglio di te a prescindere" etc.
Fotografare per ottenere apprezzamenti stava diventando una ossessione generale e favoriva il crescere di un malessere esteso che uccideva la propria fotografia. 

La mia salvezza, lo devo ammettere, sono stati i grandi classici della fotografia e la formazione di una idea più "mia" di quello che volevo realizzare.







Estratto di un mini-portfolio realizzato in analogico sulle rive del Po (scansioni)


Avvicinandomi al pensiero dei grandi fotografi italiani, tcontemporanei e non, hra scritti, documentari, e visione delle loro opere ho iniziato a maturare una concezione della fotografia più personale, meno legata al risultato e più orientata al racconto.
La cosa più importante che ho realizzato in questo periodo è stata quella che per fare buona fotografia non bisogna essere nè dei prescelti, nè dei luminari, nè altro (come tanti continuano ancora a sostenere).

Bisogna semplicemente impegnarsi come in ogni altro campo della vita o del lavoro. Impegno e dedizione portano frutti, un pizzico di talento (si veda il post a riguardo di qualche giorno fa) può dare l'innesco per qualche scatto memorabile che si differenzi dagli altri. Continuità ed impegno, insomma.

Dice Gianni Berengo Gardin che "un fotografo che si metta a fotografare di buona lena tira fuori 1-2 foto Belle (con la B maisucola) ogni anno" e non posso dargli torto, anzi; nel mio caso penso che i tempi potrebbero essere addirittura più dilatati.

In tutti i casi, forte di questa convinzione, iniziò un periodo di convivenza tra fotografia analogica e digitale che durò abbastanza a lungo e che solo recentemente, per motivi di tempo è andata ad esaurirsi (ma ci torneremo sull' argomento).

Uno dei vantaggi del fotografare in analogico è che puoi permetterti il top del top di qualche anno fa a prezzi ridicoli. In breve ebbi due corpi Eos 1v con cui poter usare le ottime lenti che già avevo. 
Fotografare in analogico mi aiutava a pensare, comporre, riflettere. Un esercizio fondamentale che ancora riscontro ogni giorno sul campo quando impugno un qualsiasi mezzo fotografico.


Craco MT - Scansione da Pellicola 


La Regressione?

Man mano che il tempo passava ero sempre meno attirato dall'idea di realizzare sessioni costruite a tavolino o set particolarmente sgargianti. La mia attenzione era tutta concentrata sul soggetto, ormai, e non sull'idea.  Iniziai gradualmente ad abbandonare forum e community utili per intrecciare collaborazioni gratuite con modelle, truccatori e altri addetti e iniziai a concentrarmi solo sulla mia parte di operato. Diventò (e lo è ancora) mia ferma convinzione che non era di mia competenza dirigere l'andamento del set, curare i dettagli. creare situazioni. 
Ero un fotografo e come tale dovevo raccontare quello che avevo sotto gli occhi, andando possibilmente oltre l'apparenza.
Fu un periodo di lunghe passeggiate, di esplorazioni del centro città e di tanti altri luoghi, di ricerca e documentazione delle abitudini delle persone e dei luoghi che mi circondavano. Il paesaggio, il contesto, iniziarono a prendere una forma diversa rispetto al passato all'interno delle mie foto.





Scansioni da Pellicola - Roma


Iniziavo a sentirmi meno pilotato dalle mode. In un momento in cui tutti erano "contatti di tutti", in cui non riuscivi a creare un contatto senza che in 10 secondi le amicizie comuni diventassero 100, stavo lentamente intraprendendo una strada che mi avrebbe portato a maturare altri tipi di volontà, capacità e idee.

Anche l'idea di passare ore a sistemare una foto e per esigenze "artistiche" e per motivi estetici, diventava sempre meno attraente. Volevo essere più diretto e realistico possibile, il più possibile slegato dalla finzione digitale e il più vicino possibile alla resa analogica della pellicola. 
In breve il mio "fotoritocco" iniziò a puntare solamente ad una resa finale dell'immagine che fosse il più possibile analogica, nei colori e nella resa su carta fotografica.

Stampare diventò uno dei passaggi fondamentali del processo fotografico e metro di giudizio fondamentale per valutare il risultato finale di una o più foto realizzate.

Scansione da Stampa in BN.

Iniziai a valutare l'idea di cambiare attrezzatura. Canon era ottima, forse anche troppo per le mie esigenze, ma non mi dava quel senso di foto compiuta che ricercavo. Avevo inoltre parecchio materiale, è vero, ma alcuni pezzi stavano iniziando a "schircchiolare" (presi di seconda mano), come la stessa 5D che mi lasciò a piedi dopo aver fatto 10 foto durante un set fotografico (solo il puro caso volle che il mio amico avesse una reflex identica alla mia in quella occasione, permettendomi di continuare a scattare). Era ora di dare una rinfrescatina al tutto, ma 5d mk2 e altri simpatici aggeggi erano completamente fuori budget (altro motivo, quello dei prezzi, che mi allontanò definitivamente da Canon). Stava per iniziare una nuova "era".

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