// Quando bisogna anche dire di No

Uno dei vantaggi del lavorare come libero professionista è che i clienti, in una certa misura, ce li si può scegliere o almeno valutare prima di accettare o meno un incarico.
Quando ci si incontra per la prima volta, sebbene a me interessi molto fare una buona impressione su di loro, mi interessa molto vedere anche che impressione fanno loro a me. Portare a buon termine un lavoro necessita di cooperazione e feeling da ambo le parti. E' un pò come cambiare datori di lavoro ad ogni incarico con tutto quello che ne consegue.
E se è vero che io devo in primo luogo piacere loro, è anche vero che valuto attentamente loro e non è raro decidere di rinunciare a qualche incarico per i motivi più disparati.
Io credo che sia fondamentale saper dire di NO ad alcune richieste che "non ci si sente nelle gambe". Quando le richiesta sono troppo "elevate" rispetto al tipo di servizio e qualità che si può oggettivamente offrire o quando non ci sono le condizioni per svolgere il proprio incarico in maniera serena, dovrebbe essere buona norma sentirsi liberi di rinunciare.

E' il caso di una richiesta giuntami a mezzo mail qualche settimana fa in cui mi si chiedeva disponibilità, e preventivo, per un matrimonio imminentissimo, che si sarebbe svolto di lì a 2 settimane! La richiesta era semplicissima, anche troppo, visto che per una non ben precisata reticenza da parte degli sposi ad avere contatti umani non volevano invitati nella cerimonia, non volevano il fotografo a casa, non volevano estranei in giro. Insomma non volevano essere fotografati praticamente ma volevano che da tutto ciò si realizzasse un album...

Insomma tutto faceva presagire un lavoro non particolarmente emozionante, ma quando alla mia richiesta di incontrarsi e fare due chiacchiere mi è stato fatto capire che non lo ritenevano opportuno, ho gentilmente ritirato la mia disponibilità a svolgere il lavoro, motivando la mia scelta.
Non c'erano le basi per lavorare serenamente, garantire un minimo di risultato e poi, onestamente tutto questo timore di parlare e vedersi non mi ha particolarmente ben disposto.

Qualche giorno fa, invece contatto telefonico per altro evento, foto più album. La telefonata inizia con "è lei un fotografo?" senza neanche presentarsi (e devo ammettere che ancora adesso non so con chi io stessi parlando) e la richiesta. Stando io uscendo di casa in quell'istante prometto di farmi sentire ad inizio settimana e così è stato. Stesso copione, nessuna presentazione e subito al sodo: "quanto mi costa?". E' una cosa estremamente irritante, soprattutto per il fatto che non ho ancora idea di dove, di chi, di quando etc e quindi dopo un vano tentativo di riportare il discorso sulla retta via e aver comunque dato una indicazione di massima del costo sento il classico tono deluso da un prezzo che non si aspettava "ah, per un lavoro di un paio di ore? ma guardi, a noi servono solo qualche foto , forse non ha capito che tipo di lavoro sia ..." e cose del genere.
A quel punto il da farsi era chiaro. Molto chiaro.

"Qualche foto" non esiste come quantitativo per stabilire il valore di un servizio fotografico. può essere necessario fare 1000 scatti per averne una sola buona!
Qualche significa decine e decine di foto tra cui poi scegliere, significa preparare attrezzatura a puntino dalla sera prima, significa muovermi in anticipo per arrivare più che puntuale, significa tante cose, non andare fare due foto ed andare via. Non ha un valore nè qualitativo, nè quantitativo. Se questo concetto non è ancora chiaro, ci sono sempre gli amici, gli amici degli amici, o le offerte del centro commerciale di turno in cui potersi comprare addirittura la macchina fotografica e farsi le foto da soli.




2 commenti:

  1. Però i due ragazzi mi incuriosiscono. Mi sembra la trama di un vecchio film con Sean Connery in coppia con Alvaro Vitali :D

    Invece il secondo caso non se po' senti' :S

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  2. eheh, si il primo caso è interessante. anche perchè ho sempre parlato con un intermediario... l'alone di mistero che circonda questa coppia era salito alle stelle e avevo iniziato a farmi dei film strani.

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