// Una volta era più facile far fotografia...

Iera sera ho invitato a casa mia un gruppetto di persone che avevano frequentato il corso base di fotografia lo scorso inverno, restandone soddisfatti. Poichè è giunto il momento di dar loro nuovo materiale su cui studiare volevo fare un pò il punto della situazione, verificare i loro progressi e contemporaneamente iniziare una serie di serate tematiche per discutere un pò di fotografia.


L'autore prescelto è stato Ferdinando Scianna, nome d'eccellenza della fotografia italiana. Tra le tradizioni religiose della sua Sicilia, il reportage sociale e la moda, Scianna ha esplorato, a suo modo, ambiti solitamente disgiunti del fotografare. Egli stesso ammette infatti che la sua candidatura in Magnum, pur venendo accettata, aveva suscitato parecchie discussioni per via di questa doppia anima fotografica.



Il reportage sociale ...

..e la moda.

A seguito della visione del filmato, una considerazione ha attraversato la mente di tutti: al giorno d'oggi è possibile ancora fare questa fotografia? Tra limitazioni legislative in materia di privacy, un diffuso malessere nei confronti di chiunque punti un obiettivo contro qualcuno o qualcosa senza un motivo apparente, e tante altre "menate" che la società moderna ci ha messo nella testa, riuscire a portare a casa intense e spontanee come quelle di Scianna potrebbe essere un problema insormontabile.

la gente di Sicilia



Cosa fare? Bhe, nulla. O meglio, nulla che non sia legittimo. Quello che Scianna insegna è che la fotografia deve esteriorizzare una visione interna, deve porre un dilemma, deve suggerire delle domande. Nel suo tempo, nel suo mondo, la sua produzione fotografica era dedita alla sua terra e le sue tradizioni, e le condizioni sociali, la cultura del momento, permettevano un certo tipo di approccio.

Al giorno d'oggi si dovrà semplicemente adeguare il racconto e l'esternazione al contesto sociale contemporaneo; ovviamente il racconto e il risultato saranno diversi, come anche però è diverso il contesto stesso.
Cercare di ottenere delle foto di quel tipo adesso, sarebbe un tipo di emulazione errata ed inutile.
E un pò lo stesso motivo per cui mi incazzo e disprezzo tutti quei foto-turisti che vanno a cercare immagini facili nel medio-oriente, o in paesi poveri, per cercare di portarsi indietro qualche ritratto alla Mc Curry, qualche occhione languido e qualche bel ritratto tra stoffe e tessuti coloratissimi. 
La difficoltà non è fare quelle foto, è farle nel contesto appropriato, mentre si stanno vivendo certe situazioni e mentre le stesse diventano parte di noi e del nostro bagaglio culturale. Altrimenti è come andare allo zoo a fotografar le tigri e dire che si sta facendo caccia fotografica.


i miti, le credenze, i riti 



Se le foto di Scianna sono già notevoli singolarmente, è solo assieme, le un con le altre, che prendono quella forza ed energia che permette loro di superare le barriere del tempo e dello spazio, rendendole "capolavori". E questo credo che sia la lezione più importante, ossia mettere il nostro IO nelle nostre foto per elevarle e dotarle di una loro forza.



Dire che una volta era più facile fare quel tipo di fotografia è quindi sbagliato. Rimpiangere un passato che ci sembra migliore non ci spronerà a migliorare e perseguire nuove strade e creare nuovi ed interessanti racconti per noi e per gli altri. 


[tutte le foto del post sono di Ferdinando Scianna]

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